Paolo Onorati1,2, Paolo Palange2,3 ¹U.O.C. Medicina, Servizio di Fisiopatologia Respiratoria, Ospedale Civile di Alghero, ASSL-Sassari, ATS Sardegna; ²Servizio di Fisiopatologia Respiratoria, Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive, Policlinico Umberto I, “Sapienza” Università di Roma; ³Lorillard-Spencer Foundation, Rome   INTRODUZIONE L’esecuzione di un esercizio fisico comporta l’integrazione funzionale degli apparati respiratorio, cardiovascolare e muscolare tale da far fronte all’accresciuta richiesta energetica e all’aumentato scambio dei gas respiratori (O2 e CO2) a livello della muscolatura scheletrica. L’aumento della richiesta metabolica indotta dall’esercizio sollecita questi sistemi e, quindi, consente di valutarne la capacità di riserva. Tanto l’apparato respiratorio come quello cardiovascolare dispongono di un’ampia riserva funzionale e una loro eventuale alterazione si rende clinicamente manifesta solo quando questa è notevolmente ridotta. Di fatto, molte delle metodiche idonee a valutare la funzione di questi apparati a riposo (es. prove di funzionalità respiratoria, emogasanalisi, elettrocardiogramma, ecocardiografia) non riflettono in maniera adeguata la loro capacità

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