Paolo Spagnolo Unità Operativa Complessa di Pneumologia Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica, Università di Padova Le interstiziopatie polmonari (ILD) costituiscono un ampio ed estremamente eterogeneo gruppo di patologie per la maggior parte delle quali non esiste un gold standard diagnostico e terapeutico. Un’importante eccezione è la fibrosi polmonare idiopatica (IPF) per la quale esistono invece delle linee guida basate sull’evidenza e aggiornate recentemente (1, 2). Tuttavia, le stesse linee guida dell’IPF non sono impeccabili in quanto raccomandano di escludere tutte le cause note di fibrosi polmonare senza però indicare gli strumenti per farlo (escludere infatti un’esposizione a sostanze pneumotossiche presenti in ambiente domestico e lavorativo è estremamente difficile), fanno molto affidamento sulla TAC del torace ad alta risoluzione (HRCT) per l’interpretazione della quale vi è una significativa variabilità anche tra radiologi esperti (3) e suggeriscono nei casi dubbi l’esecuzione di una biopsia polmonare chirurgica, un’opzione che però molto

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