Giulia M. Stella1, Carlo Vancheri2 1Dipartimento Cardio-Toraco-Vascolare, Sezione di Pneumologia, IRCCS Fondazione Policlinico San Matteo, Pavia, 2Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Sezione di Malattie dell’Apparato Respiratorio, Università di Catania La fibrosi polmonare idiopatica (IPF-Idiopathic Pulmonary Fibrosis) identifica una patologia cronica, caratterizzata da un processo di progressiva fibrosi interstiziale. Ad oggi le cause che inducono questa patologia rimangono sconosciute e non esistono farmaci in grado di modificare sostanzialmente l’evoluzione letale della IPF (1). La sopravvivenza media dalla diagnosi è di circa tre anni, simile o anche peggiore rispetto a quella di numerose patologie oncologiche. Secondo le ipotesi patogenetiche più comunemente accettate, fattori sconosciuti di origine ambientale e/o occupazionale, il fumo di sigaretta, infezioni virali o traumi toracici possono, in soggetti suscettibili, indurre un danno cronico all’epitelio alveolare. Quest’ultimo è responsabile della attivazione di una serie di eventi biologici che esitano nella produzione anormale di tessuto di riparazione e cicatriziale che

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