Marco Basile, Emila Mazzuca, Giada Linguanti, Salvatore Battaglia Università degli Studi di Palermo; Dipartimento Biomedico di Medicina Interna e Specialistica (DiBiMIS) I macrolidi costituiscono una classe di antibiotici caratterizzati dalla presenza dell’anello lattonico macrociclico. Essi agiscono inibendo la subunità 50S dei ribosomi procariocitici, bloccando la traduzione ribosomiale dell’RNA batterico e conseguentemente la replicazione batterica. Essi sono ampiamente impiegati in acuto nelle infezioni respiratorie per azione batteriostatica in particolare su Stafilococchi, Streptococchi ed Hemophilus spp (1, 2). È stato recentemente provato che l’utilizzo a lungo termine dei macrolidi determina un miglioramento degli outcome clinici in pazienti affetti da patologie croniche respiratorie come la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), la fibrosi cistica e l’asma grave. Tali effetti sembrano dovuti solo in parte all’azione antibatterica. Infatti, i macrolidi possiedono anche effetti antiinfiammatori e immunomodulatori (3). È stato dimostrato che i macrolidi possono determinare la riduzione del volume complessivo delle secrezioni bronchiali (4) e l’aumento

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