Stefano Aliberti1, Martina Oriano1,2, Elisa Franceschi1, Andrea Gramegna1, Francesco Blasi1 1IRCCS Fondazione Ca’ Granda, Ospedale Maggiore Policlinico, Milano, Dipartimento di Fisiopatologia Medico-Chirurgica e dei Trapianti, Università degli Studi di Milano; 2Dipartimento di Medicina Molecolare, Università degli Studi di Pavia Le bronchiectasie rappresentano una patologia respiratoria cronica caratterizzata da una dilatazione abnorme e permanente dell’albero bronchiale in pazienti che solitamente presentano tosse produttiva quotidiana e frequenti infezioni respiratorie (1-4). Spesso è presente un ritardo anche di molti anni nella diagnosi di questa patologia e il riconoscimento delle bronchiectasie come malattia polmonare cronica è stato per decenni sottovalutato non solo sul territorio da parte dei medici di medicina generale ma anche dagli specialisti pneumologi. A questo si aggiunge la scarsità di evidenze scientifiche sulla gestione di questa malattia che ha caratterizzato il panorama internazionale negli ultimi decenni (5, 6). Le bronchiectasie sono state descritte in passato come una malattia orfana. Se da

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