Davide Piloni1, Federica Meloni1,2 1Sezione di Pneumologia, Dipartimento di Medicina Interna e Terapia Medica, Università di Pavia; 2UOC di Pneumologia, Dipartimento Scienza Mediche e Malattie Infettive, IRCCS Policlinico San Matteo, Pavia Il rigetto cronico è stato descritto per la prima volta nel 1969 da Derom et al. e rappresenta la principale limitazione alla sopravvivenza a lungo termine dei trapianti di polmone (1): è infatti causa del 30% della mortalità tra i tre e i cinque anni post-trapianto e il 50% dei pazienti trapiantati sviluppa il rigetto cronico nei cinque anni post-trapianto, come riportato dal registro dell’ISHLT del 2014 (2). Una recente revisione della nomenclatura ha individuato nel termine Disfunzione cronica dell’allo-graft polmonare (CLAD) una condizione di decremento della funzione del graft diagnosticata sulla base di esami spirometrici ed originata da numerose cause, alcune correlate al graft stesso (rigetto cronico ma anche rigetto acuto persistente infezioni, problematiche a livello anastomotico o

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