Lucio Ricciardi Dipartimento di Sanità pubblica, Medicina sperimentale e forense, Università degli Studi di Pavia Introduzione Se si tiene conto del fatto che l’uomo si immerge da circa 3000 anni (come documentato da un bassorilievo assiro del IX secolo a.C.), si può affermare che sono stati fatti molti progressi nelle tecniche di immersione e nelle tecnologie collegate, ma che si sono d’altra parte messi in luce molti aspetti (fisio)patologici che ancora coinvolgono chi va sott’acqua. Non è soltanto la sempre maggiore diffusione di questa attività: l’aumentata confidenza con l’ambiente acqua, la riscoperta dell’apnea profonda, la fiducia nell’elettronica e qualche irresponsabilità hanno creato infatti nuovi problemi. Elenchiamo qui le principali tecniche di immersione oggi a disposizione: Apnea, Autorespiratore ad aria (ARA), Autorespiratore a ossigeno (ARO), Autorespiratore a miscela (rebreather), Immersione con appoggio di superficie (palombaro, ADS – Atmospheric Diving Suit), Immersione in saturazione. Immersione in apnea In questo caso la sospensione

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