Andrea Melani1, Angelo G. Corsico2 1UOC Fisiopatologia e Riabilitazione Respiratoria, Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, Siena 2Fondazione IRCCS Policlinico S. Matteo, Università degli Studi di Pavia   Gli inalatori pressurizzati (anche chiamati semplicemente spray) sono tascabili, autonomi nel funzionamento, relativamente poco costosi, in grado di erogare in modo accurato senza rischio di degradazione e/o contaminazione batterica del contenuto molte dosi di aerosol terapeutico in tempi brevi e nelle più disparate condizioni ambientali (1-5). All’emissione dall’orifizio, l’aerosol è costituito da gocce di alcune decine di micron di diametro aerodinamico ma la parte quantitativamente maggiore, costituita dal propellente, entro pochi centimetri evapora. Così le dimensioni delle particelle aerosoliche, che via via conterranno solo o prevalentemente il farmaco, si riducono (1). Infatti solo particelle aerosoliche di dimensioni comprese fra 0,5 e 5 μm, dette respirabili, hanno, quando correttamente inalate, una elevata probabilità di poter giungere e depositarsi a livello broncopolmonare (6). La velocità dell’aerosol,

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