Profilo d’artista: MARCO LODOLA

Nato a Dorno (Pavia). Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze e di Milano, e conclude gli studi discutendo una tesi sui Fauves, che con Matisse saranno un punto di riferimento per il suo lavoro, come anche Fortunato Depero ed il Beato Angelico. Agli inizi degli anni ’80 intorno alla Galleria di Luciano Inga Pin, a Milano, ha fondato con un gruppo di artisti il movimento del Nuovo Futurismo, di cui il critico Renato Barilli è stato il principale teorico.

Ha esposto in grandi città italiane ed europee quali Roma, Milano, Firenze, Bologna, Lione, Vienna, Madrid, Barcellona, Parigi e Amsterdam. Ha partecipato ad esposizioni e a progetti per importanti industrie quali Swatch, Coca Cola, Vini Ferrari, Titan, Grafoplast, Harley Davidson, Ducati, Riva, Illy (collana di tazzine d’autore), Francis – Francis, Dash, Carlsberg, Nonino, Valentino, Coveri, Fabbri, I Mirabili, Shenker, Seat, Lauretana, Gierre Milano e Calze Gallo.

È stato invitato ad esporre dal governo della Repubblica Popolare Cinese nei locali degli ex archivi della città imperiale di Pechino. Nel 1996 ha iniziato a lavorare negli Stati Uniti a Boca Raton, Miami e a New York.

Nel 2008 allestisce la facciata dell’Ariston e del Casinò in occasione del 58° Festival di San Remo e le scenografie del film “Questa notte è ancora nostra” con Nicolas Vaporidis. In occasione dei Campionati Europei di canoa a Milano ha realizzato una canoa luminosa e per la Stav “Festivalbus”, un autobus di linea decorato con alcuni lavori. Alcuni lavori sono stati utilizzati nella scenografia del film “Backward” di Max Leonida. Ha partecipato alla 53a edizione della Biennale di Venezia del 2009 con l’installazione “Balletto Plastico”, dedicata al Teatro Futurista.

Ha realizzato la scultura luminosa FIAT LUX per il Mirafiori MotorVillage di Torino. Ha allestito la scenografia per delle puntate di XFACTOR, per il film “Ti presento un amico” di Carlo Vanzina, con Raul Bova e “Maschi contro Femmine” di Fausto Brizzi. Ha rivisitato il logo per il traforo del Montebianco. Ha disegnato l’immagine del manifesto di Umbria Jazz 2010, ha partecipato all’Expo Internazionale di Shangai ed ha realizzato una scultura-icona per il gruppo Hotel Hilton.
Ha partecipato alla 54a Biennale di Venezia con il progetto a cura di Vittorio Sgarbi “Cà Lodola”, installazione presso la Galleria G. Franchetti alla Cà d’Oro. Ha esposto a Palazzo Medici Riccardi di Firenze una mostra dedicata al Rinascimento italiano a cura di Luca Beatrice. Con il Gruppo Nuovo Futurismo ha esposto a Rovereto a Casa Depero e a Milano allo Spazio Oberdan. Ha collaborato con Sanrio-Hello Kitty per un progetto di beneficenza a favore di Emergency.
Alcuni lavori sono nella scenografia del programma Metropolis per il canale Comedy Central e The Apprentice con Flavio Briatore. Ha esposto a Ginevra per la Bel Air Fine Art Gallery e a Londra con Amstel Gallery. Ha realizzato le scenografie teatrali dello spettacolo ‘Chiedo Scusa la Signor Gaber’di Enzo Iacchetti. Ha collocato per Class Horses la scultura luminosa Pegaso.

Marco Lodola nelle copertine di ARS pneumologica

a proposito di Marco Lodola

… L’arte possiede una sua interna natura correttiva cha la porta a correggere il gesto prorompente della sua apparizione iniziale e a stabilire un rapporto socializzante nel momento della contemplazione, in forme non retoriche. La figura è il tramite di questa correzione di rotta, il sintomo di una particolare inclinazione, quella di operare tra bisogno della catastrofe e la “saggezza sistemica”, tra la produzione di una rottura e la spinta a destinarla al corpo sociale. Esiste una inerzia iniziale contro cui l’arte si arma, una “serenità” della comunicazione che essa tende ad alterare mediante l’introduzione di uno stato di “turbolenza”. La figura è lo strumento di allargamento tra le sue strozzature, tra le due polarità che ostruiscono il rapporto di comunicazione, il mezzo iconografico che conferma pace e bellezza …
Achille Bonito Oliva

Possiedo da anni due profilati di plastica di Lodola e non so mai come metterli talvolta da dove guardarli. Mi ricordano il lavori di compensato che un mio maestro elementare faceva col traforo e che, minuziosamente dipinti ad olio, venivano dati agli scolaretti, vuoi più bravi, vuoi più buoni, sicché, alla fine ce n’era uno per tutti, anche per il più deficiente e per il più cattivo. Rappresentavano pesciolini tropicali, nani, famose regine di fiabe, casette con cagnolino, addirittura alghe e coralli, un vero spettacolo per gli occhi, un traguardo ambitissimo da tutti. A differenza dei lavori di Lodola, quelli del mio maestro, avendo tutti una base, stavano in piedi e non bisognava appoggiarli da nessuna parte, la necessità di dare a loro un equilibrio nello spazio non ti inquietava più di tanto e non così a lungo; sulla copertina di un quaderno, poi, ce ne potevano stare una mezza dozzina. Le ballerine a grandezza quasi naturale di Lodola, tanto per dirne, una volta appoggiate a una parete non si sa mai da quale parte cadranno e ti abitui presto a non affrontarle con una tua prospettiva in testa, poiché esse ne hanno una propria, spesso impensabile, davvero capricciosa, diciamo pure ostinata, sfacciata, femminile: artistica …
Aldo Busi

Dal graffitismo alla contaminazione della pittura con fumetto e illustrazione il passo è breve, considerando il ruolo davvero propulsore delle riviste indipendenti (“Frigidaire”, “Cannibale”, “Il Male”…), della scultura con gli oggetti di design al grande successo del design italiano nel mondo si affianca l’esperienza del Nuovo Futurismo, in piena enfasi di riscoperta del moderno attraverso la lettura di secondo grado del postmoderno, di cui Marco Lodola è stato protagonista fin dai primi anni Ottanta, in particolare nell’immagine di maquillage urbano positivo, vitale, ironico, in una parola “bello”, aggettivo che dall’arte sembrava allora bandito …
Luca Beatrice

… Poiché il futurismo non fu una indicazione di stile, neppure una scuola o una setta alla quale appartenere. Il futurismo è i futurismi. È un metodo mentale per il comportamento creativo, un modo di porsi dinnanzi alla realtà. L’entusiasmo di cent’anni fa per la macchina, il rumore del motore, la velocità dello spostamento potrebbe oggi suonare ingenuo se rapportato alla catastrofe del traffico urbano e alle congestioni autostradali. Se ne si considera invece lo spirito profondo, quello cioè della passione per l’innovazione, della scelta costante priva di dubbio fra ripetizione accademica e rottura degli schemi, ebbene allora lo spirito del futurismo è uno degli strumenti essenziali per vincere la grande scommessa di domani, che è poi quella della presenza attiva sui mercati delle idee e delle cose nella globalità in divenire. L’innovazione costante combinata con l’unicità dei caratteri sarà l’arma vincente. Marco Lodola segue questo percorso con determinazione da quando Renato Barilli ebbe l’intuito di definire il gruppo suo e dei suoi amici “Nuovi Futuristi”. E lo fa con particolare originalità …
Philippe Daverio

… Io ho un cavallo a dondolo di Lodola. Lo ha regalato lui a mia figlia quando è nata. Un cavallo a dondolo pieno di neon e faccine colorate che se attacchi la spina si illumina tutto come l’insegna di un luna park. L’idea che la mia Teresina giochi con un’opera d’arte è strepitosa. Non so se mi spiego, anche io ho avuto una fortuna del genere da bambino, sono nato nel centro di Roma e giocavo a nascondino tra le colonne di Bernini a San Pietro e facevo piccole sculture invece che col pongo con la cera morbida dei candelieri della basilica. Il mio amico Marco Lodola concepisce e realizza giocattoloni costosi, che non servono a niente, ma che illuminano, e non è mica poco. Illuminano una stanza, una piazza, una via, la sala di un museo. Cosa dovrebbe fare un’opera d’arte se non illuminare?
Lorenzo Jovanotti

Marco Lodola ha fallito la sua missione nella vita. Prima di nascere si era prefisso di diventare un grande musicista, con tanti ragazzi che avrebbero vibrato sulle onde della sua musica. Invece si deve accontentare di essere un artista che ha creato solo un suo stile unico. Oh, ci ha provato a salire su palcoscenici per esibirsi. Mi è toccato di ospitarlo anche a Help, come “gruppo emergente”?!? Me lo aveva raccomandato Omar Pedrini dei Timoria: “È straordinario!” – Chi, Lodola come musicista? “No, il fatto che un grande artista si metta in gioco!” Per fortuna, Lodola a Help ci è venuto poi come artista. E anche al Roxy Bar. Nella scenografia ci sono tre sue opere, bellissime in tutti i loro colori luminosi. Ho sempre amato mescolare la musica ad altre forme artistiche …
Red Ronnie

… Una metamorfosi che ha quasi capovolto il senso stesso dell’arte così come era stato inteso fino all’Ottocento, quando si creava non per fare qualcosa di nuovo, ma di eterno. Assurdamente, il culto del nuovo artista ha finito per trasformare il passato quasi in un nemico da combattere; solo di recente, quando ci si è accorti che anche il passato poteva essere a vantaggio di un nuovo sempre più richiesto, è tornato a essere preso in considerazione. Ci troviamo così a guardare tanta arte contemporanea degli anni precedenti. Con Lodola, certi pericoli dovrebbero essere scongiurati, proprio per il suo essere “non nuovo”. Dietro le sue sagome di plexiglass, dietro le sue luci al neon, dietro le sue campiture cromatiche, c’è una precisa storia dell’arte che è stata conosciuta, meditata criticamente, rielaborata: il Futurismo, il colorismo ritmico di Delaunay, la Pop Art, per dire solo di ciò che sembrerebbe più evidente. Un certo modo di ridurre la figura a sagoma, contorno, minimo denominatore grafico, era stato tipico del modo con cui la pop art ha sviluppato gli spunti provenienti dalla figurazione pubblicitaria …
Vittorio Sgarbi