Giulia Stella, Leonardo Bianchi SC Pneumologia, IRCCS Fondazione Policlinico San Matteo, Pavia   Il tumore del polmone definisce, a livello mondiale, la prima causa di morte per cancro nell’uomo e, nella donna, è seconda al tumore della mammella (1). Circa il 75% delle diagnosi riguarda il tumore polmonare non a piccole cellule (non-small-cell-lung cancer-NSCLC) che raggruppa differenti istotipi tra cui principalmente adenocarcinoma (ADC), carcinoma a cellule squamose (SCC), carcinoma a grandi cellule (LCC) (2). Nella maggior parte dei casi la diagnosi di NSCLC viene posta nelle fasi avanzate di malattia e il tasso di sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è < del 5% (3). È ormai attestato che alterazioni in determinati oncogeni o geni oncosoppressori sono in grado di attivare la progressione neoplastica, rendendo le cellule trasformate dipendenti da queste stesse alterazioni per la propria sopravvivenza e proliferazione. Questo fenomeno è noto come oncogenic addiction (4). Su questa base

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