Andrea Maria D’Armini1, Angelo G. Corsico2 1UOSD Cardiochirurgia, Chirurgia Cardiopolmonare e dell’Ipertensione Polmonare, Università degli Studi di Pavia, Fondazione I.R.C.C.S. Policlinico “San Matteo”, Pavia; 2SC Pneumologia, Università degli Studi di Pavia, Fondazione I.R.C.C.S. Policlinico “San Matteo”, Pavia Buona parte dei pazienti che sono sopravvissuti ad una embolia polmonare acuta sono sintomatici: in circa il 20% persiste una dispnea da sforzo, anche se solo in una piccola percentuale è dimostrabile una ipertensione polmonare cronica tromboembolica (CTEPH) che ne è la conseguenza più drammatica (1). Quanti dei sopravvissuti ad una embolia polmonare acuta finiranno per sviluppare una CTEPH? In un importante studio italiano su 223 pazienti consecutivi con embolia polmonare acuta è stata riscontrata un’incidenza cumulativa di CTEPH del 3,8% dopo 2 anni, senza ulteriore aumento durante il follow-up a lungo termine (2). Un altro studio italiano su 647 pazienti con embolia polmonare acuta ha riscontrato un’incidenza cumulativa di CTEPH dell’1,7% durante

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